Il potere illimitato delle domande…

Esiste un semplice e piccolo quesito, composto da alcune parole chiavi, che induce i ragazzi, a partire dalla tenera età, a riflettere. <<Perché lo stai facendo?>>. Spesso, quasi automaticamente, si fanno le cose perché osservate in altri o perché acquisite indirettamente dalla televisione. In tenera età è poco probabile che i cuccioli possano rispondere alla domanda “Perché lo fai”, tuttavia associano la stessa al comportamento che subito dopo i genitori mettono in atto. “Mio” figlio, all’età di due o tre anni circa, adorava lanciare le cose. Ovviamente nel suo spazio avevamo messo tutti oggetti di morbida gomma che potevano subire lanci importanti in quanto, spesso, venivano catapultati giù dal secondo piano attraverso la finestra. Puntualmente, con “sorriso severo”, come lo definisco io, gli chiedevo <<Perché lo hai fatto?>>. La risposta rimaneva, nella maggior parte dei casi, uno sguardo di curiosità. Subito dopo eseguivo, come detto, il gesto successivo. Quando l’oggetto era a poca distanza da noi, mi chinavo insieme a lui fino a che raccoglieva lo stesso e facendogli i complimenti facevo notare come, rimanendo al suo posto, qualsiasi fosse stato il gioco interessato, sarebbe stato più pratico da usare. Quando, al contrario, la strada era tanta da fare, in quanto i giochi erano volati giù dal secondo piano, armato di molta pazienza, maggiormente nel fine settimana, percorrevo insieme a “mio” figlio tutta la strada, compresi i 56 gradini che ci separavano dal recuperare l’oggetto. A volte impiegavamo anche un’ora per ultimare il percorso, in quanto le scale, quando si è bambini grandi 2-3, sono un ostacolo duro da superare. Ottenemmo così, dopo qualche mese, due risultati positivi. Il primo fu che Leonardo smise magicamente di lanciare le cose, evitando così di colpire qualche passante e il secondo fu che il mio corpo divenne più longilineo. Rammentiamo inoltre che, durante l’infanzia, i cuccioli potrebbero lanciare o lasciare cadere i vari oggetti in quanto, semplicemente, stanno scoprendo la motricità dei loro arti. Nell’età adolescenziale, la domanda “Perché lo fai” assume un aspetto diverso. Quando qualche volta il maschio punzecchia la femmina, ora che sono adolescenti (parlo dei “miei” figli ovviamente),porgo loro la domanda e la risposta in alcuni casi è <<Faccio difficoltà a comprenderlo>>. In questo caso, proseguo il discorso e proviamo a capire dove conduce il comportamento palesato. Dopo qualche riflessione propongo, anziché punzecchiare la sorella, di accarezzarla e darle un bacio, così da verificare a quale risultato conduce un semplice gesto di amore. Altre volte, provo a comprendere se quel determinato comportamento scaturisce da una situazione di disagio e anche in questo caso, parlando e riparlando, giungiamo sempre ad una conclusione. La sintonia a volte dura per molti giorni, in altre circostanze qualche ora! Ogni volta, comunque, abbiamo sempre un punto da cui ripartire. Fate in ogni caso delle domande che attivano “magicamente” il cervello, conducendolo così al di fuori di quella che si può definire una sorta “d’ipnosi sociale mediatica” che porta i ragazzi ad eseguire dei gesti senza pensare minimamente alle conseguenze, in automatico. Le domande rompono questa sorte “d’incantesimo” e sono un miliardo di volte più efficaci di uno schiaffo.

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